bai bai

Dicembre 5, 2009 di kirukao

Siamo in fondo al viaggio e gli ultimi preparativi mi aspettano al di là del monitor, cioè chiudere una valigia che non se la sente di chiudersi.

Sto riguardando il quaderno degli appunti e ci sono molte cose che volevo dire e che poi per fatica, noia, pigrizia non ho scritto. Forse semplicemente facevo altro invece che stare di fronte al computer.

Comunque non ho detto che i cinesi mangiano sempre con la giacca. Ovunque siano, a casa, a mensa, al ristorante (non importa quanto lussuoso o cos’altro): sempre con la giacca che secondo me si configura come un altro strato dei propri indumenti e non qualcosa da mettersi "sopra" per ripararsi da freddo e pioggia. Azzardo l’ipotesi che forse non si vogliono macchiare la camicia con un raviolo al vapore, mentre della giacca (sudicissime invero) non gli frega nulla.

"Forse non tutti sanno che…" I bastoncini cinesi sono quadrati in cima, per intendersi dove si impugnano, e diventano tondi in punta che si utilizza per mangiare. A Lijiang mi hanno però dato dei bastoncini tutti tondi con tre tacche da una parte, forse là dove si impugnano (io ho fatto così).

"Incredibile, ma vero…" I cinesi non conoscono il vino italiano, solo vagamente. Conoscono bene il vino francese e lo lodano incondizionatamente. Ci sono pubblicità in Cina che "avvertono" i consumatori che in Italia abbiamo tanta uva quante olive (vero?!?!?!) e quindi dovremmo avere un vino da scoprire, buono quanto l’olio italiano, qui oggetto di vero e proprio culto culinario (anche se poi usano un oliaccio di merda che nemmeno lubrifica).

Una caratteristica odiosa, incivile e diffusa dei cinesi, almeno per diretta esperienza, è che non rispettano le regole di nessun tipo. Con regole intendo gli atteggiamenti minimi di rispetto verso gli altri nella normale vita quotidiana, regole "naturali" in qualsiasi comunità con un discreto numero di persone, o quelle norme che loro stessi dichiaratamente e formalmente si impongo (senza successo quindi). Prima di arrivare qui mi aspettavo una società "collettiva" forse a causa del mio pensiero inquinato dal concetto di classi operaie socialiste (e anche dalla inevitabile ma sbagliatissima assimilazione dei cinesi ai giapponesi…tanto sono tutti orientali!) e invece chissà perché la loro lunga storia dettata da un tremendo regime prima medioevale e poi repressivo-moderno o forse il numero enorme di persone che forma la comunità cinese (sembra sempre di stare in centro, anche se è mattina presto o sera tardi in una periferia lontana: è pieno di cinesi ovunque!!!!!), ma comunque questa è una società formata da un enorme numero di spietati individualisti. Non sto dicendo che vige il "Mors tua vita mea": qua non interessa il "mors tua", ma solo il "vita mea", fare ciò che ci si è prefissi o che torna utile al proprio scopo immediato. Per esempio, il rispetto e il culto per gli anziani che è legato al loro credo (filosofico-)religioso: sarà anche così, ma nella vita di tutti i giorni non ho mai visto nessuno alzarsi in una delle stra-affollatissime metro per lasciare il posto ad un anziano (ora che ci penso: non ho mai visto una donna incinta in tre settimane!!!!). Se interagisci con loro, singolarmente o a piccoli gruppi, se li obblighi, sono gentilissimi e servizievoli, altrimenti non sei nemmeno un ostacolo, ma solo uno dei tanti che automaticamente sono abituati a ignorare. I loro "movimenti collettivi" sono solo apparenti, inviluppo comportamentale di un individualismo spinto all’ennesima potenza, ottimizzato, che infatti viene leggermente meno negli ambienti rurali e nelle comunità minori. Inoltre io sono uno straniero, li metto leggermente in difficoltà, come una nota fuori spartito, ma sembra che si adattino piuttosto facilmente!

Comunque finiamola qua con la Cina. Tornerò sicuramente, ma tra un po’ di (tanto) tempo e per esplorare qualche altra parte di questo paese immenso. Vi lascio con una nota di colore: vari cartelli che ho trovato in posti diversi e che sono…beh, li vedrete da soli.

Si ritorna a casa: un caffè e una birra per favore.

照片 2

Novembre 27, 2009 di kirukao

Altre…

照片 1

Novembre 27, 2009 di kirukao

In una foto (cercatevela) si intravede un portale e in basso al centro c’è uno scalino. Beh, è qui che la cultura derivante dai miti cinesi diventa fenomenale. Molte delle porte delle città cinesi, dei templi, delle case e così via avevano questo scalino (eventualmente rimovibile per far passare i carri) perché si credeva, e si crede, che i demoni non avessero ginocchia e quindi potessero solo strisciare. Lo scalino serve ad impedire loro l’accesso all’interno e quindi a proteggersi da eventuali attacchi.

Inoltre per i monaci tibetani questo scalino posto all’interno dei templi deve essere oltrepassato senza montarci sopra perché esso rappresenterebbe le spalle di Buddha. Quindi montarci sopra vuol dire pesare sulle spalle dell’illuminato, cosa che noi non vogliamo davvero, no? Comunque a Shangri-la un monaco piuttosto restio ai digiuni è montato con entrambi i piedi sullo scalino all’ingresso del tempio. Forse pensava che il Buddha (uno statuone di svariati metri) non avesse particolari problemi muscolari.

Yunnan: Lijiang, Shuhe, Shangri-la e vario

Novembre 27, 2009 di kirukao

Bien, sicuramente verrò rimandato in cinese e geografia cinese. Ovviamente non avevo capito una mazza e questa settimana sono stato a Lijiang e non a Linjiang come avevo spocchiosamente annunciato. La differenza non è poca, diciamo tutta la Cina. Infatti mentre Linjiang si trova a Nord-Est sul confine Cina-Corea (la Mongolia non centrava nulla, sicuramente un mio desiderio latente), Lijiang si trova a Sud-Ovest, sul confine con la Birmania e l’India per i cinesi, col Tibet per i non-cinesi.

Si sono accumulate storie, situazioni, esperienze ed addirittura foto, tante che mi fa fatica raccontarle.

Via su…qualcosa dirò.

Lijiang è una città con un milione di abitanti, un paesino per i cinesi. Ha un centro storico intatto, non so di quando ma antico (IV, V o V secolo…boh), anche se parte è stata sicuramente ricostruita ad arte per uso e consumo di un turismo enorme (quasi esclusivamente cinese). Il centro è pieno di rivoli e canaletti che confluiscono in tre fiumiciattoli che lo dividono in quattro parti. Un consiglio: se vi perdete nel centro storico di Lijiang (e capiterà di sicuro, ve lo garantisco), seguite la direzione del flusso di uno dei tre fiumi. Infatti Lijiang vecchia (e così pure Shuhe, il nucleo primordiale della vecchia Lijiang vecchia) è un vero e proprio labirinto di stradine, case tradizionali, ristoranti che tengono per strada la mercanzia che offrono, ovvero banconi di verdure varie, comuni o tipiche solo di queste zone, secchi pieni di pesci vivi da far invidia a un qualsiasi sanpei nipponico, rane e rospi, serpenti, galli cedroni e così via. Ci sono moltissimi negozi di artigianato locale, argento, borse e scarpe in pelle: avete presente quei cappelli, pantaloni, camicie etc etc dai colori assurdi che spesso si vedono (e io anche compro) nei baracchini dei nostri mercati? Beh, quelli sono veramente i colori tradizionali di qua, li portano sempre, li filano e anche il resto della bigiotteria è autentica paccottiglia locale. Insomma, la cosa strana di comprare qualcosa in Cina è che ti viene da dire "Ma cosa cazzo compro…sarà sicuramente una cineseria!"

La popolazione locale si chiama Naxi e hanno una scrittura, dong-ba, che è l’unica scrittura geroglifica sopravvissuta fino ad oggi. Le persone sono esteticamente simili ai pechinesi (la gente, non il cane), ma col visto più stretto, gli occhi tagliati ma più accattivanti, le bocche più sottili, i tratti più duri. Le donne sono belle, decisamente belle. S’intravede un carattere forte, da principesse guerriere e in effetti qua la cultura è matriarcale. Sia a lavoro che per strada, molte tra le donne giovani e tutte le vecchie portano un abito tradizionale con 7 dischi al cui interno ognuno ha una stella (fatte entrambe in pelle di pecora) che rappresentano il simbolo della loro pazienza e del duro lavoro col quale possono arrivare fino alla Luna e alle stelle. Sicuramente la rivoluzione cinese ha visto in questi sguardi duri e visi selvaggi dei modelli perfetti per i loro ideali di combattenti e lavoratori. Non so quanto della rivoluzione abbia raggiunto questa gente.

Sono stato anche in un bar cino-tibetano di Lijiang: la gente ballava, beveva, mangiava, cantava, fumava, parlava e rideva. Tutto si mescolava, tutti si divertivano. Sul piccolo palco in legno ho visto un gruppo di tre rocchettari tibeto-cinesi (boh!) che ha anche improvvisato un karaoke mandando il pubblico in delirio, poi vari spettacoli di musica e ballo tradizionale, musica disco-tibetana-cinese-pop-altro…. Fuori la città "impazzava", e dentro il locale tutti cercavano continuamente l’occidente con gli occhi, dicendo "hello" (di più non sanno), aprendomi la bottiglia con l’accendino o chiamando il ragazzo che serviva, il quale visibilmente guardava altrove (soprattutto per timore di non sapere come rivolgersi ad uno straniero). Una sensazione strana, confermata anche durante il giorno quando, girando per la città, due ragazze mi hanno fermato per farsi una foto con me. Poi ancora un altro ragazzo mi ha chiesto una foto e mentre mi metteva un braccio attorno al collo, "da amiconi", la ragazza ci diceva "ciiiz". Mi sono sentito una stella del rock, un attore alla Johnny Depp, l’uomo sexy dell’anno. Pensandoci bene mi sono detto che se per strada avessi visto uno con un occhio solo o tre braccia, magari mi sarebbe venuto in mente anche a me di chiedergli di farci una foto da mostrare agli amici. Comunque è divertente (e inquietante) sentirsi parte delle attrazioni.

Il viaggio è continuato per terre inospitali, lasciando "la pianura" di Lijiang e Shuhe (2000 metri sul livello del mare) per andare "in collina", ovvero camminare per foreste a 4000 metri di altitudine, per vedere il canyon "tiger leaping gorge" (traduzione orribile cino-inglese per dire "la tigre che attraversa la gola con un salto"), visitare case tradizionali tibetane, conoscerne gli abitanti, vedere i loro templi ed assistere ai loro spettacoli tradizionali (con un buon condimento di moderna musica tibetana…roba da brividi) e finire in quel di Shangri-la (Shangelila), città mitica della cultura e religione tibetana trasformata in una ben più prosaica località turistica che però è così difficile da raggiungere che di turisti ne ho visti ben pochi. Appena arrivato è andata via la luce in mezza città e l’atmosfera si è fatta più antica e misteriosa (oltre che buia). Difficile spiegare come siano i paesaggi e le atmosfere della Cina (e Tibet) rurali: occorre andarci, farsi le ore di bus, scarpinare, entrare in contatto con gente dallo sguardo diffidente o semplicemente incredulo, combattere sul prezzo anche per andare a pisciare in una catapecchia di blocchi di cemento tenuti con lo sputo e con un buco nel terreno, orgoglio del contadino della zona (a proposito, per pisciare 5 YUAN, cioè 5 centesimi di euro o poco meno). Sottolineo che non si litiga sul prezzo perché si è tirchi, ma perché loro vogliono combattere, vogliono avere la soddisfazione del mercanteggiare e a me me lo tirano sempre in quel posto (dal loro punto di vista).

Nota curiosa: i cinesi di città (Pechino, ma diciamo in generale) sono pigri e completamente all’oscuro di cosa sia la natura e come viverla. Per andare in montagna, per esempio le Alpi, quanti di voi hanno mai comprato una bombola di ossigeno? Qua i cinesi si fanno di ossigeno! Arrivano a 3600 metri e per "avventurarsi" in una camminata di 7 km a -3 gradi ne comprano due a testa di bombole, noleggiano super-giubbotti termici e poi ci mettono mezzora per fare 1 chilometro (tenendo conto che si fermano ogni 20 minuti per fumarsi una sigaretta). Sull’autobus con tutta ’sta gente che si faceva di ossigeno mi sembrava di stare sulla morte nera con un esercito di darth vader dagli occhi a mandorla. Consiglio: nel caso i cinesi vogliano conquistare il mondo, basta rifiugiarsi a poco più di 1000 metri per stare sicuri.

Ma veniamo alle cose fondamentali: ho assaggiato lo yogurt e la carne di YAK!
Per chi non lo sapesse, lo yak è un muccone peloso tipico di queste regioni. Sono sopravvissuto senza effetti secondari nefasti e sono entrambi buonissimi! Si potrà riportare a Bruxelles, un vitello (?) di yak?

Ora basta. Poi verranno le foto, in rigoroso ordine sparso.

Pechino theories

Novembre 20, 2009 di kirukao

Il primo di Ottobre era il sessantesimo anniversario della Repubblica Popolare Cinese ed infatti qua ancora a fine Novembre è un tripudio di bandiere, martelli, falci e stelle commemorative. Per il resto, Pechino ha degli alti e dei bassi, non saprei valutarla come città e neanche i cinesi. Sicuro che però qua non ci abiterei. Via via che giravo mi sono scritto varie impressioni, una dopo l’altra e mi riesce difficile ora fare un discorso compiuto, quindi ve le "butto là" esattamente come sono, poi fate voi. In un prossimo post, metterò anche qualcuna delle pochissime foto che ho fatto, ché lo sapete che mi annoio a portarmi dietro la macchinetta dannata e preferisco guardare piuttosto che fotografare.

NOTE:

- Fuochi di notte agli angoli delle strade. Uomini, vecchi, giovani, donne, studentesse, con mucchi di giornali si scaldano bruciandoli. Siamo in periferia, quarto anello di Pechino.

- i Ping o Bing sono tipici di Pechino e sono eccezionalmente buoni. I pechinesi (la gente, non i cani) pronunciano una "r" in fondo alle parole (forse anche i pechinesi-cani che abitano a Pechino).

- Esperienza del cinema a Pechino (ovviamente in inglese perché altrimenti non si capisce una mazza)? Prenotarlo con LARGO anticipo. I cinesi non parlano inglese e non capiscono nemmeno l’alfabeto latino nonostante abbiamo il cinese romanizzato (Pinyin), però riempiono le sale dei film in inglese. Incomprensibile il perché.

- Non mangiare i noodles nei fast-food cinesi. Mai. Non mangiare nei fast-food cinesi. MAI.

- Hanno dei dolci assurdi. Esempio: latte di cocco con gelatina (insapore) mischiata a ghiaccio e palle di riso thai nero con glutammato monosodico. Altro esempio: palle di fagioli ricoperte di noci spezzettate. Terzo esempio: caffè e tè con palline di gelatina (ovviamente insapore).

- I calzini li fanno in pelo di coniglio, ebbeni sì.

- In Cina i vestiti tipo Zara o simile li fanno fare in Vietnam o in Bangladesh.

- Scaracchiano sempre. Uomini e donne, giovani e anziani. Certo gli uomini più delle donne, ma è una cosa insopportabile, la colonna sonora di una giornata. Addirittura c’è una strada figa Qianmen Dajie, pottina direi e decisamente in stile falso-antico, dove c’è un cartello con vari divieti, tra cui quello di sputare per terra. Il fatto è che non solo sputano, ma si raschiano la gola, rumorosamente, tirano in su col naso, sembrano che raccolgano l’energia per un’onda Kame-Hame-Ha e poi riversano il tutto sul marciapiedi, per la strada, in un giardino oppure dentro un cestino se sono dentro un hotel o un bar. Non mi ci abituerò mai.

- A Pechino (suppongo in generale in Cina) un sacco di gente fa lavori inutili. Negozio di 2 metri quadrati: 4 commesse. Ristorante vuoto: 5 camerieri a servirti (fastidioso). Ogni negozio ha un apriporta umano. La sensazione è che devono trovare qualcosa da fare a tutti e qua sono davvero in tanti. Lavoro più tipico: parrucchiere. È pieno di barbieri, parrucchieri. Sono aperti giorno e notte, ce ne sono anche 3 o 4 di fila. Si può mangiare dentro, ci sono angolini per fumare, la gente stabilisce anche relazioni personali e di affari dal parrucchiere? Sembrerebbe, ma non l’avrei mai detto visto che mi sembra che tutti, uomini e donne, portino la stessa capigliatura: corti, ma non troppo, lui, lunghi o a caschetto, lei.

- La grande Cina ha luci ovunque. Ha città con milioni di abitanti e trilioni di lampioni. Però il principio di conservazione dell’energia è valido anche in uno stato popolare e socialista e se vuoi tanta luce, ne devi produrre tanta (che costa). Risultato: la sera per la strada si sta spesso al buio, illuminati solo dalle insegne di bar e ristoranti. I pochi lampioni accesi sono fiochi e spesso la gente va a giocare nei campetti al buio (e al freddo). La mancanza di luce non ferma i cinesi, tanto meno il freddo: parchi pieni di gente a ballonzolare con musica "veramente cinese", gente che gioca al "calcio al volo" con una specie di volano da badminton, gente che corre. Appunto: in realtà, la gente che corre consisteva in una sola ragazza (piuttosto gnocca) che correva ferma.

- Mangiano con la giacca. A mensa, al bar, al ristorante, sempre e solo con la giacca. Non so se è perché fa freddo o perché gli fa fatica toglierla o perché hanno sempre fretta.

- Lo shopping è mostruosamente stressante. Ripeto: migliaia di venditori che insistono, ti inseguono, ti tirano per i vestiti, dicono qualcosa in inglese, vago e detto male. Devono vendere, non mollano. Pensano che tiri sul prezzo quando dico di volermene andare e quindi lo abbassano, non mi mollano!!! Calano di prezzo: un poster a tiratura limitata da 3600 yuan (360 euro) è calato in 5 minuti a 600 yuan (60 euro). Sicuro che sarebbe sceso ancora: ho trovato una tecnica, ma non voglio comprare, la contrattazione è estenuante e io non sono adatto.

- L’inquinamento è possente, nonostante sia pieno di biciclette e i motorini siano tutti elettrici. Sembra di respirare sabbia e quando piove, casca rena. Non scherzo, forse è per questo che sputano in continuazione. Sento che mi sto trasformando.

- Bevanda servita sempre in qualsiasi posto cino: acqua calda, a volte con del limone dentro. Dopo un pò fa piacere: ’sti cinesi sono peggio del diavolo!

Fine NOTE

Film suggerito: "Le biciclette di Pechino" di Wang Xiao-Shuai

Per i veri cuochi video dal youtube-cinese (youku.com): http://v.youku.com/v_show/id_XMTI3NzM1Nzg4.html

Blog e social network per chi è curioso della cina: http://www.chinasmack.com/

Bon, finiamola qua. Domani vado a Linjiang e ci sentiremo tra un pò, forse mai più e rimango là sulla frontiera…

A cena col cino

Novembre 17, 2009 di kirukao

Mi hanno incastrato. Devo fare un paio di seminari per il centro di studi di space-weather cinese. Ho provato a schivarli, ma lo sapevo che prima o poi ci sarebbero riusciti. Sono la cultura più antica del mondo, mica palle. Per fortuna sono riuscito a limitarli a due seminari perché volevano addirittura delle lectures!!!

Questo vuol dire che per qualche giorno starò qua, me ne andrò in giro per Pechino, piazza Tian’anmen, la città proibita e poi volo dall’altra parte della Cina, quasi in Mongolia.

Qua sono tutti gentili ed ospitali e ieri mi hanno portato a cena in un lussuoso ristorante cinese dove le cameriere ti accolgono con sorriso di fronte alla porta dell’ascensore, dicono tutte in coro 歡迎 (huān yíng: benvenuto) e quando vai via ti salutano accompagnandoti fino all’ascensore e sempre in coro ti dicono sorridenti 謝謝大家 (xiè xiè dà jiā: grazie di essere venuto) al momento in cui si chiudono le porte. O qualcosa del genere.

Cibo ovviamente coloratissimo, piccantissimo, stranissimo, dolce, salato, pesce, carne, focacce e tutto quello che il cibo cinese in Europa non è: incredibilmente buono. Il tutto seguito da birra cinese e da un liquore bevuto tipo acqua, trasparente come l’acqua, ma con il 52% di volume alcolico. E nessuno mi aveva detto una cosa: i cinesi brindano sempre, con chiunque, tutti insieme o a coppie, solo tra uomini o solo tra donne o incrociati a coppie etc etc. E quando sono troppo distanti invece che toccare i bicchieri battono ognuno il bicchiere sulla piattaforma girevole (normalmente di vetro) su cui sta il cibo e che hanno di fronte a loro. Nuovo processo fisico: trasmissione di un brindisi tramite piattaforma girevole. Risultato: ubriachi fradici alla velocità della luce.

Una cosa di cui sono stato felicemente sorpreso è che sebbene i dettagli del canone estetico cinese siano diversi da quelli europei, nettamente oserei direi, abbiamo in comunque lo stesso massimo estetico, ovvero le cinesi belle per il cinese sono belle anche per l’europeo (sì, sì, sto parlando solo di donne!). Secondo me, questo è un risultato NON banale. In soli pochi giorni ho visto tante ragazze belle qua, più di quante pensassi, ma ho visto anche una montagna di ragazze…ehm…lasciamo stare, ché dire "oscene" mi attirerebbe solo una valanga di critiche e lamentele. Comunque il punto è che le cameriere del ristorante, beh, erano decisamente belle, senz’ombra di dubbio, e si vedeva che erano là come ciliegina sulla torta del ristorante super-figo, insomma a rappresentare il massimo del loro canone estetico.

I camerieri no. Società maschilista? Sì, non diversa dalla nostra, se date un’occhiata alla "colonna di destra di repubblica online"…

In questi giorni proverò a concentrare tutti i post su quello che vedo e vivo perché non so quanto sia facile (e mi vada di) trovare una rete in quel di Shangri-La…

Cincischiando in Cina: incipi(cchia)t

Novembre 16, 2009 di kirukao

Qua troverete semplicemente e solo note, note di viaggio, di attesa, di sigaretta e così via. Sono a Pechino da alcuni giorni e sebbene mi fossi ripromesso di non farlo, ho cominciato a scrivere impressioni, fatti, riflessioni e seghe mentali su piante, animali, minerali e persone, nonché funghi, che mi capita di vedere qua in Cina. Molti funghi, soprattutto. Per ora ho scritto su tutto quello che mi capitava a tiro: ho finito gli scontrini, i volantini, i pezzi di giornali, i biglietti del bus e della metro. Per (s)fortuna sono un drogato del computer (e un pigro della penna: lo so fa tanto poesia, ma…du’ palle) e me lo porto dovunque, quindi scriverò direttamente su qualche documento txt e quando trovo un segnale (magari quello del telefonino del tipo accanto a me…no, debole), mando tutto in rete. Ovvio che non so come verrà perché non posso connettermi al blog, visto che qua vige un regime, anzi un Regime e anche se la prima impressione è quella di un paese in mano al consumismo e capitalismo più sfrenato (altra forma di schiavitù), qua il grande fratello non è solo commerciale, ma anche e soprattutto statale.

A presto

Perso nel determinismo più assoluto, cerco urgentemente un pò di libero arbitrio

Settembre 22, 2009 di kirukao

Questa la spiego un pò più in là.

Santa Romana Chiesa Brussellina

Settembre 13, 2009 di kirukao

Masnada di peccatori ed infedeli, pentitevi!!! Ho scoperto la Fede e non intendo quello che sicuramente avete pensato, sto parlando dell’atto di FEDE (fedeltà, insomma) al Signore. Non uno qualunque che incontri per strada, ma quello con la S maiuscola e che si fa rappresentare in terra da uno stregone in bianco (tra l’altro ex-militante della Hitler-Jugend):

'IODUCE: la censura sta alla base del FASCISMO!

Nel caso non comparisse per la terza volta la figura e ci fosse in atto una censura, natidauncane, vi dico che la foto ritraeva il papa BENEDETTO 4x4 senza alcun ritocco, così come mamma-babbo-e-il-suo-dio l'hanno fatto (con tanto di mantella).

insomma non lui, ma Lui (tra l’altro leggetevi il sito del secondo link, vi cambierà la giornata ve lo assicuro…e non dico in meglio). La gioia è stata così immensa che ieri mi sono letteralmente precipitato in Chiesa qua a Bruxelles per dedicarmi al CULto fino alle seconde luci del mattino. E porterò avanti la mia battaglia fino a quando ognuno di voi non mi seguirà. Riporto di seguito le foto dell’esperienza divina. Pentitevi…merdacce!

P.S.: C’era una notevole orda di ragazzi e ragazze che con vari mezzi (pasticche grandi come ostie, calumet erbacei della pace e bevande rilassanti a base di orzo e luppolo, nonché una accentuata curiosità sul fondamentale mistero di come nostro Signore abbia fatto il corpo di noi tutti a sua immagine e somiglianza, ma alcuni li ha fatti con le tette e altri no) cercavano di ricongiungersi con l’altissimo.

L’INFERNO degli uccelli del PARADISO

Agosto 4, 2009 di kirukao

Ho scoperto gli uccelli del Paradiso.

No, non è un tentativo di outing per nuovi orizzonti sessuali che rimangono tenacemente sempre gli stessi.

Un’amica mi ha raccontato di un documentario che ha visto e poi mi ha fatto vedere dei filmati e devo ammettere che sono rimasto colpito da una tanto strabiliante quanto triste scoperta. La vita degli uccelli del Paradiso, del maschio s’intende, è un vero e proprio INFERNO.

Questo animaletto dagli impensabili piumaggi, iper-colorato, tenero, un pò agitato al limite dello squilibrio mentale, ma decisamente simpatico, affascinante e dalla strana e improbabile lunga peluria…ehm…anale (ebbene sì…!!!!) nel tentativo di accoppiarsi con qualsivoglia compagna balla, canta, assume pose assurde, pulisce intere aeree di terreno per creare spazio a sempre nuove peripezie fino a che non gli rimane altro che agire. E allora…zzzzzzzaaaaaaac!

Oddio, lo zzzzzzzaaaaaaac non sempre gli riesce, ma a chi riesce sempre? Infatti LEI, questo diavolo passeriforme, una poco attraente creature striata di vari marroni e decisamente banalotta (ma si sa che “non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace”) segue una delle pochissime regole trasversali a tutto il mondo animale: la femmina, bruttina o meno che sia, se la tira. Quindi in base al ben noto detto

al nostro povero martire del paradiso tocca pensare sempre a nuove coreografie, magie, una intera vita spesa pensando a giochetti, dondolii, canti e schiocchi, il tutto per un piccolo ma intenso attimo di godimento. Ne vale sempre la pena, però.