Era una persona forte, un po’ arrogante (molto), piaceva e si piaceva.
Un giorno, durante un’escursione, cadde dentro una buca profonda. Si fece molto male atterrando e si ritrovò improvvisamente in un’oscurità completa: la buca era così profonda che non si vedeva nemmeno il cerchio di luce dell’uscita. Il fondo era tanto stretto e ammuffito che i suoni ne uscivano attutiti e là dentro sembrava di essere ciechi, sordi e muti.
Col passare delle ore, riuscì a raggiungere una sorta di equilibrio: trovò delle erbe da mangiare anche se non erano un granché; per fortuna non aveva ferite evidenti, solo dei gran lividi. Non occorreva altro che aspettare, qualcuno sarebbe venuto a cercarlo. Alcune delle sue cose erano rimaste accanto al bordo della buca, aveva fiducia che prima o poi qualcuno lo avrebbe tirato fuori dai guai. Al momento il silenzio, la tiepida oscurità e l’isolamento erano più un conforto che una minaccia.
Rimase lì per molto tempo, molti giorni, non era facile capirlo. Cominciò a pensare, a pensare intensamente e cominciò ad aver paura di quella culla forzata che piano piano si stava trasformando in una bara. Cercò di tirarsi su, di ispezionare le pareti della buca, di saggiarne la consistenza, la forma, trovare eventuali appigli. Si diceva capace di scalare, si diceva capace di inventarsi un modo per uscirne, si diceva molte cose, ma alla fine non faceva altro che annaspare e dirsi cose.
Perse un po’ la fiducia in se stesso, perse la sua arroganza, perse un po’ se stesso. Alla fine cominciò ad adattarsi a quella buca “forse in realtà questo è il mondo, forse non esiste niente al di fuori di questo. Chi ero prima? Ma davvero ero? Non sono sempre stato qui dentro? Forse sì. Forse.”
Dopo anni una donna passò vicino alla buca, ormai quasi nascosta dalla vegetazione caduta tutta intorno, e notò un luccichio. Scostò le foglie e si accorse che lì sotto c’erano degli oggetti, tra cui un brillante bracciale simile a quello che portava un suo vecchio amante scomparso molto tempo addietro. Lo aveva amato, ma lui l’aveva lasciata all’improvviso senza dire nulla e mai più si era fatto sentire.
Guardò il bracciale, guardò una scarpa, guardò la buca.
“E se…?”
